Il ritorno di Enya

venerdì 10 ottobre 2008

E’ un’artista che mi è sempre piaciuta: in questo articolo che ho trovato su Corriere.it dice anche delle cose secondo me molto intelligenti, in controtendenza rispetto a quanto l’industria della musica sembra propinarci oggi.

Enya, la star «invisibile» chiusa
in un castello: parla solo la mia musica

Complimentoni davvero! Non vedo l’ora di ascoltare la sua prossima fatica.

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Al peggio non c’è limite

lunedì 22 settembre 2008

Continuano i miei post su Trenitalia, anche se vorrei tanto non doverne scrivere più.

Questa mattina ennesima puntata della tragicommedia in onda tutti i giorni sulla tratta Milano – Varese, dal titolo: “TSR – The next train generation”. Io e molti altri pendolari eravamo comodamente in piedi, come tutte le mattine, quando all’improssivo, da dietro la parete alla quale mi ero appoggiato aspettando di giungere a destinazione, ecco provenire un colpe secco, molto forte, che ha avuto come conseguenza prima quella di farmi ovviamente sussultare per lo spavento. Subito il treno rallenta, per poi fermarsi poco prima della stazione di Milano Certosa (in direzione Milano), mentre altri colpi (sempre più deboli, a dir la verità) continuano ad essere avvertiti. Non appena il treno si ferma, ecco far la sua comparsa nella nostra carrozza un bel fumo bianco, che cerchiamo di far uscire almeno in parte aprendo le due piccole fessure disponibili sui finestrini (a dire il vero, per una delle due abbiamo dovuto aspettare l’intervento del capotreno, poichè era chiusa).

Morale della favola: riusciamo ad arrivare in qualche maniera a Milano Certosa, scendiamo e aspettiamo il treno successivo, giungendo finalmente a Milano (ovviamente P.ta Garibaldi superficie) con almeno mezz’ora di ritardo rispetto all’orario previsto e dopo aver vissuto un bello spavento.

Questa è l’ennesima prova, se ancora ne servissero, del fatto che i nuovi TSR sono dei catorci indecenti, inadeguati al traffico pendolare nelle ore in cui sono utilizzati e inaffidabili quanto può esserlo un ubriacone in una distilleria. E’ la terza volta nel giro di tre settimane che mi è capitato personalmente di essere lasciato a piedi da uno di questi gioiellini della tecnologia, incomincio ad esserne sinceramente stufo. Cercherò di contattare il comitato di pendolari della mia tratta, nella speranza che qualcosa possa essere fatto per porre fine a questa ridicola situazione.

Comunque, ancora una volta, grazie Trenitalia!!!!

Ma che bella pensata….

venerdì 12 settembre 2008

Matarrese: «Se necessario costruiamo celle negli stadi»

In tutto il mondo si costruiscono stadi sempre più grandi e a misura di famiglia, con negozi, bar, musei e tutto ciò che può favorire la frequentazione di questi ambienti a tutti.

E lui cosa propone? Di metterci delle celle. Per fare cosa? Per combattere la violenza negli stadi. E quando gli chiedono se si può importare in Italia il modello inglese, risponde che loro hanno un’altra cultura.

Ma si rende conto di quello che dice? Io non penso affatto che sia questione di cultura. Forse basterebbe “semplicemente” fare in modo che chi delinque ne paghi le conseguenze, anzichè restare impunito, come è capitato anche per chi ha devastato i treni ultimamente.

Mi pare che anche in questo caso si stiano a cercare soluzioni fantasiose per non affrontare alla radice il problema.

Questo pazzo pazzo pazzo mondo: Trenitalia

venerdì 12 settembre 2008

Sono un pendolare sulla linea Milano – Varese da ormai molti anni. Ho pertanto avuto la “fortuna” di assistere ad alcuni cambiamenti epocali nel trasporto passeggeri, quale ad esempio l’avvento dell’era TAF (Treno Alta Frequentazione), in sostituzione delle vecchie carrozze a due piani (progettate nel 1980 e cuore del pendolarismo, perlomeno lungo la mia tratta).

Beh, che cosa dire di questo capolavoro della tecnologia? Innanzittutto, è più piccolo di un “vecchio” treno (e quando scrivo più piccolo, intendo MOLTO più piccolo), il che ha portato all’ovvia conseguenza di un sovraffollamento negli orari di punta che può far guadagnare al viaggio quotidiano verso il lugo di lavoro o studio l’appellativo (poco ambito) di deportazione.

Per fortuna, la situazione non è durata a lungo: dopo qualche tempo, qualcuno si è probabilmente accortoche il servizio non era adeguato al volume dei viaggiatori ed ecco come per magia, negli orari critici, rispuntare le vecchie carrozze a due piani, nel frattempo riammodernate. Anche lì si rimane spesso in piedi, ma almeno c’è abbastanza spazio per potersi chinare ed allaciarsi una scarpa, qualora servisse.

Ma questa è storia. Passiamo ai giorni nostri….

Non paghi di questa straordinaria esperienza TAFfiana, ecco che i dirigenti Trenitalia (o chi per loro) decidono di regalarci un’altra perla: da qualche mese, infatti, ecco fare la loro comparsa i TSR (Treno Servizio Regionale, da noi ribattezzato Treno Super Ritardo). Come descriverli? Beh, diciamo che sono una sorta di riedizione del TAF, con la differenza che ogni treno è composto in realtà da due convogli di tre elementi, quindi offrono uno spazio maggiore rispetto agli antenati TAF, ma comunque ridotto rispetto alle carrozze a due piani.

Risultato? Beh, ve lo lascio immaginare fornendovi qualche dato.

I TSR sono convogli che vengono venduti in configurazione da 3 e 5 elementi: nel caso della tratta Milano – Varese, abbiamo treni composti da due convogli da tre, ognuno dei quali è accreditato di 306 posti. Benissimo, quindi, si fa in fretta a calcolare il totale offerto da questa soluzione: 612 posti a sedere.

Con che cosa confrontiamo questa cifra? Beh, ma con le “vecchie” carrozze a due piani provenienti direttamente dagli anni 80. Ognuna di queste carrozze offre circa 140 posti a sedere (arrotondati per difetto). E quante carrozze possono essere utilizzate nello stesso treno? Beh, il sottoscritto ne ha viste 7, trainate da un locomotore E464. Totale dei posti disponibili: 980.

Bene: guarda un pò, forse quella che i nuovi treni siano più piccoli non è solo un’impressione: 612 contro 980. Non c’è bisogno di aggiungere molto altro (se non che anche lo spazio per i viaggiatori in piedi è notevolmente maggiore nelle vecchie carrozze, provare per credere).

Aggiungo un altro particolare: un TSR da 3 elementi ha un costo di 5,44 milioni di euro, questo vuol dire che ogni convoglio sulla tratta Milano – Varese effettuato con questo materiale costa 10,88 milioni di euro.

La mia domanda a questo punto è la seguente: non c’era modo di spendere in maniera più intelligente questi soldi? Ad esempio, investendoli in un progetto che portasse come risultato delle carrozze molto simili alle vecchie a due piani (che hanno funzionato così bene), magari senza troppi orpelli o fronzoli (come ad esempio dei monitor lcd, che sono sempre spenti oppure mostrano il logo di trenitalia, entrambe le cose davvero molto utili).

Per non parlare delle follie progettuali che caratterizzano sia i TAF (la perla, una scala a mezza chiocciola con gradini da pochi cm di larghezza) che i TSR (sedili posti uno di fronte all’altro lungo un corridoio di passaggio, così la gente deve continuamente ritrarsi per lasciar passare il fiume di viaggiatori alla disperata ricerca di un posto).

Insomma, l’impressione mi pare la seguente: ancora una volta Trenitalia ha speso soldi in qualcosa che non solo è costoso, ma oltretutto inadeguato alle reali esigenze dei pendolari. La cosa che mi fa più rabbia è che gli errori fatti con queste scelte sono così madornali che mi domando se i dirigenti di questa “grande” azienda sappiano minimamente su che cosa prendano decisioni. Incompetenza o logiche aziendali perverse alla base di tutto ciò? Temo che non lo sapremo mai…

Chiudo con qualche battuta: mi fa davvero molto ridere (o arrabbiare, a seconda del momento), sentirmi dire dagli addetti di trenitalia che il servizio è migliorato: ma dove, in che cosa? Solo perchè i treni passano (quando passano, visto il numero di soppressioni GIORNALIERE, che affliggono le tratte suburbane) e portano a destinazione (quando ti ci portano, a volte capita anche che un treno diretto a Pioltello finisca la sua corsa a Porta Garibaldi)?

Sarebbe bello avere a disposizione qualche strumento per opporsi a tutto questo, purtroppo siamo noi che paghiamo, ma ci tocca subire. Tutto questo mi fa una rabbia….

Comunque, ancora una volta, grazie a Trenitalia, che ha certamente migliorato la qualità della mia vita.

P.S.: qualcuno di voi sa che fine ha fatto la colomba bianca della pubblicità? Io credo di saperlo, l’ho trovata un giorno spappolata sul pavimento di un TSR….

P.P.S.: le informazioni che ho trovato le potete reperire anche voi da qui e qui.

Ormai non mi stupisce più…

martedì 26 agosto 2008

..la tendenza delle fonti di informazione, come giornali e telegiornali, di dare risalto in un determinato periodo a notizie di un certo tipo. In questi giorni, ad esempio, dopo la tragedia in Spagna, sembrano moltiplicarsi i casi di incidenti aerei. Lo stessa dicasi per gli incidenti stradali.

E’ noto, in effetti, che la scelta delle notizie da parte dei media sia legata molto al sentire comune e alla contingenza degli eventi: pensate ad esempio agli attacchi dei cani verso le persone, ci sono periodi in cui sembrano esserci delle vere epidemie di aggressività, non passa giorno senza che vengano segnalati nuovi casi. Dopo qualche tempo l’attenzione va scemando, e così anche il numero delle notizie diminuisce. In alcuni casi (e questo ne è un esempio) si tratta di fenomeni ciclici, che ritornano di quando in quando ad affermarsi sulle prime pagine.

Comprendo perfettamente il bisogno di “scelta” che gli organi di informazione hanno: è così facile oggi venire a conoscenza dei tantissimi eventi che accadono nel mondo, che diventa complesso selezionare le notizie che più possono attrarre il proprio pubblico.

Quello che però non condivido è l’allarmismo e spesso le false credenze che questo tipo di approccio provoca, che magari non trova riscontri nella realtà. Una conferma, se vogliamo, dell’importanza sempre più grande di imparare a filtrare e mediare ciò che il mondo dell’informazione ci pone dinnanzi.

Oggi è il mio compleanno e…

martedì 19 agosto 2008

…è il primo da sposato!

Eh già, poco meno di un mese fa (il 20 luglio, per la precisione) mi sono sposato con Paola. Un passo sognato da tanto, per arrivare al quale il cammino è stato lungo, ma anche bellissimo. Quindi, che dire, penso proprio che il più bel regalo di compleanno della mia vita, quello con il quale quest’anno voglio farmi gli auguri, è proprio questo: il dono di una donna speciale, con la quale trascorrere il resto della mia vita. Certamente sarà un’avventura anche difficile, in tanti momenti, ma che vale la pena vivere. Ogni giorno.

Rai.tv – Finale di Champions League

mercoledì 21 maggio 2008

Purtroppo non ho la possibilità di vedere la finale in televisione, a causa di alcuni lavori in casa che hanno messo fuori uso l’antenna, O meglio, l’unico canale importante che non ricevo è… indovinate? Ma Raiuno, ovviamente.
Ebbene, idea magnifica (della mia ragazza, in realtà): perchè non collegarsi sul sito della Rai, dove il match dovrebbe essere trasmesso?
Perfetto, mi attrezzo sul divano, mi preparo ad accedere il sito Rai.tv e questa è la home page che mi si presenta:

Ottimo, non mi resta che cliccare per godermi lo spettacolo della finale. Ed ecco puntuale aprirsi davanti ai miei occhi….

Splendido vero? Beh, che dire? Non vedo l’ora di sposarmi (tra due mesi, peraltro) per pagare il canone!!!!

Rai: di tutto di più?

Web Fake

giovedì 28 febbraio 2008

Internet è certamente una fonte di informazioni incredibilmente vasta. Abbiamo un intero universo di notizie e conoscenza a portata di un click e questo credo sia un aspetto notevolissimo di questo mezzo.

Emerge però sempre più il problema delle fonti: quante volte capita di imbattersi in notizie false, veicolate attraverso email (ad esempio le sempre più numerose catene), blog (anche il mio) e organi di stampa (cito ad esempio il recente caso dello spogliarello della hostess su un volo di linea, un bel post che ne parla è sul blog di Paolo Attivissimo).

Qualche tempo fa ho pubblicato su queste “pagine” virtuali una poesia, erroneamente attribuita a Pablo Neruda, come spiegato in questo articolo (per queste segnalazioni grazie a Franco e maremmano).

Questo episodio è la dimostrazione (sulla mia pelle) di quanto possa diventare facile cadere in queste bufale al giorno d’oggi e mi sprona certamente ad avere un’attenzione maggiore in futuro (per quel che mi sarà possibile).

Un interessante editoriale…

lunedì 14 gennaio 2008

… di Eugenia Roccella su Avvenire (uscito nel mese scorso)

Tra l’embrione e mia figlia solo una piccola differenza
Mentre nel mondo la scoperta delle nuove cellule staminali ‘pluripotenti indotte’, ottenute senza distruggere embrioni umani, sta rivoluzionando i laboratori di ricerca, in Italia si tenta disperatamente di minimizzare, e soprattutto si tace. Non si sentono più voci che inneggiano alla libertà della scienza e ai suoi meravigliosi progressi, o che magnificano le prospettive, sempre più vicine, di nuove terapie. Quanto fosse strumentale e forzata la contrapposizione tra laici illuminati e cattolici oscurantisti lo si vede adesso, nel confronto con gli altri Paesi. Da noi, silenzio infastidito, amarezza a stento trattenuta. Altrove, sincera gioia per il traguardo raggiunto e nessun imbarazzo nel cambiare idea.
Il New York Times, che ha sempre fieramente sostenuto la ricerca sugli embrioni, pubblica una lunga intervista a Shinya Yamanaka , lo scienziato giapponese che ha scoperto il modo per far regredire le cellule somatiche adulte allo stato embrionale. La scelta fatta da Yamanaka non è stata casuale, e nemmeno dettata da ragioni puramente scientifiche: è stata una scelta etica, o, più semplicemente, umana. È bastato uno sguardo, racconta il New York Times, per cambiare una carriera. Lo scienziato è stato invitato da un amico a visitare una clinica per la procreazione assistita; osservando al microscopio un embrione , Yamanaka ha realizzato che «c’era solo una piccola differenza» tra l’embrione e sua figlia. Da quel momento, ha pensato che non si potevano usare con tanta disinvoltura gli embrioni in laboratorio: «Dev’esserci un altro modo», si è detto. L’ha cercato, e l’ha trovato.
Anche il settimanale americano Time
non ha dubbi: è il metodo inventato dal giapponese che, nella classifica delle dieci migliori scoperte pubblicata ogni anno dalla rivista americana, merita di figurare al primo posto. Intanto, i grandi centri che finora hanno drenato flussi di denaro immensi per la ricerca sugli embrioni, subiscono gli scossoni del terremoto scientifico. Nel 2004 la rivista Darwin, diretta da Gilberto Corbellini e sponsorizzata dalla Fondazione Veronesi, parlava con ammirazione del ricercatore coreano Hwang, che sosteneva di aver ottenuto staminali embrionali umane con il metodo della clonazione (in seguito si è scoperto che si trattava di una truffa in perfetto stile Totò). Il titolo del pezzo era significativo: «Il ruggito di Seul». Nello stesso numero si esaltava la creazione, a Singapore, di Biopolis, un enorme campus destinato ad attrarre capitali internazionali da investire nella ricerca biotecnologica. Solo un anno fa, il Corriere della Sera ospitava un intervento dell’esperto Robert Paarlberg in cui si invitava l’Europa a «seguire l’esempio di Singapore e della Corea del Sud», ritenute la punta di diamante della ricerca internazionale. Oggi, però, gli scienziati abbandonano tristemente Singapore. Se ne vanno alla spicciolata – l’ha appena fatto anche Alan Colman, che insieme a Ian Wilmut clonò la famosa pecora Dolly – lasciandosi alle spalle quello che doveva essere il paradiso della libertà di ricerca. Invece – è ancora notizia di ieri – un gruppo italiano conquista la copertina della rivista scientifica internazionale Cell Stem Cell con uno studio assai promettente sulla cura della distrofia muscolare grazie alle staminali adulte.
Impressionante, no? Eppure chissà se tutto questo basterà per convincere i governi europei a fermarsi a riflettere, e a sospendere la distruzione seriale degli embrioni nei laboratori. Chissà se basterà a convincere qualche scienziato a guardare nel microscopio, e a stupirsi di quanto un minuscolo embrione possa essere simile a suo figlio.

Babbo Natale falso ottimista

mercoledì 26 dicembre 2007

Segnalo un interessante editoriale di Claudio Magris sul Corriere.

Babbo Natale falso profeta

Se ne avessi il potere, proibirei per legge — quale offesa alla pietas di una tradizione che per generazioni ha fatto sentire all’infanzia quanto vicini e interscambiabili siano il sacro, il favoloso e il familiare — l’immagine e il termine stesso di Babbo Natale. C’è un limite di decenza pure per la secolarizzazione….