Trenitalia, libertà di…

Come ogni giorno sono sul treno. Insieme a me, molte altre persone, meno fortunate, che viaggiano in piedi. La temperatura esterna è superiore ai 30 gradi, non oso pensare a quella interna, vista l’assenza del condizionamento (eccezion fatta per i buoni e vecchi finestrini splalancati). Sembra di viaggiare su un treno in India, con la gente ammassata all’inverosimile. Ciliegina sulla torta: come ogni giorno, per qualche oscuro motivo, l’ultima carrozza del treno è inaccessibile.
Il laconico foglio di carta annuncia “Carrozza fuori servizio”, ma solitamente (non saprei spiegarne il motivo), ad un certo punto del viaggio, che non saprei identificare con precisione, la carrozza viene aperta. Oggi no, oggi siamo tutti vicini vicini, stretti in un abbraccio caldo e appiccicoso del sudore che sgorga copioso da ognuno di noi. Se solo fosse disponibile quello spazio inarrivabile della carrozza proibita.
Cercare delle spiegazioni è ormai inutile, ci siamo tutti più o meno rassegnati a queste stranezze, pagate da noi pendolari continuamente, a causa della indadeguatezza e della insondabilità delle decisioni delle ex Ferrovie dello Stato.
Trenitalia, libertà di viaggiare. A nostro rischio e pericolo, aggiungo io!

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