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Questo pazzo pazzo pazzo mondo: Trenitalia

venerdì 12 settembre 2008

Sono un pendolare sulla linea Milano – Varese da ormai molti anni. Ho pertanto avuto la “fortuna” di assistere ad alcuni cambiamenti epocali nel trasporto passeggeri, quale ad esempio l’avvento dell’era TAF (Treno Alta Frequentazione), in sostituzione delle vecchie carrozze a due piani (progettate nel 1980 e cuore del pendolarismo, perlomeno lungo la mia tratta).

Beh, che cosa dire di questo capolavoro della tecnologia? Innanzittutto, è più piccolo di un “vecchio” treno (e quando scrivo più piccolo, intendo MOLTO più piccolo), il che ha portato all’ovvia conseguenza di un sovraffollamento negli orari di punta che può far guadagnare al viaggio quotidiano verso il lugo di lavoro o studio l’appellativo (poco ambito) di deportazione.

Per fortuna, la situazione non è durata a lungo: dopo qualche tempo, qualcuno si è probabilmente accortoche il servizio non era adeguato al volume dei viaggiatori ed ecco come per magia, negli orari critici, rispuntare le vecchie carrozze a due piani, nel frattempo riammodernate. Anche lì si rimane spesso in piedi, ma almeno c’è abbastanza spazio per potersi chinare ed allaciarsi una scarpa, qualora servisse.

Ma questa è storia. Passiamo ai giorni nostri….

Non paghi di questa straordinaria esperienza TAFfiana, ecco che i dirigenti Trenitalia (o chi per loro) decidono di regalarci un’altra perla: da qualche mese, infatti, ecco fare la loro comparsa i TSR (Treno Servizio Regionale, da noi ribattezzato Treno Super Ritardo). Come descriverli? Beh, diciamo che sono una sorta di riedizione del TAF, con la differenza che ogni treno è composto in realtà da due convogli di tre elementi, quindi offrono uno spazio maggiore rispetto agli antenati TAF, ma comunque ridotto rispetto alle carrozze a due piani.

Risultato? Beh, ve lo lascio immaginare fornendovi qualche dato.

I TSR sono convogli che vengono venduti in configurazione da 3 e 5 elementi: nel caso della tratta Milano – Varese, abbiamo treni composti da due convogli da tre, ognuno dei quali è accreditato di 306 posti. Benissimo, quindi, si fa in fretta a calcolare il totale offerto da questa soluzione: 612 posti a sedere.

Con che cosa confrontiamo questa cifra? Beh, ma con le “vecchie” carrozze a due piani provenienti direttamente dagli anni 80. Ognuna di queste carrozze offre circa 140 posti a sedere (arrotondati per difetto). E quante carrozze possono essere utilizzate nello stesso treno? Beh, il sottoscritto ne ha viste 7, trainate da un locomotore E464. Totale dei posti disponibili: 980.

Bene: guarda un pò, forse quella che i nuovi treni siano più piccoli non è solo un’impressione: 612 contro 980. Non c’è bisogno di aggiungere molto altro (se non che anche lo spazio per i viaggiatori in piedi è notevolmente maggiore nelle vecchie carrozze, provare per credere).

Aggiungo un altro particolare: un TSR da 3 elementi ha un costo di 5,44 milioni di euro, questo vuol dire che ogni convoglio sulla tratta Milano – Varese effettuato con questo materiale costa 10,88 milioni di euro.

La mia domanda a questo punto è la seguente: non c’era modo di spendere in maniera più intelligente questi soldi? Ad esempio, investendoli in un progetto che portasse come risultato delle carrozze molto simili alle vecchie a due piani (che hanno funzionato così bene), magari senza troppi orpelli o fronzoli (come ad esempio dei monitor lcd, che sono sempre spenti oppure mostrano il logo di trenitalia, entrambe le cose davvero molto utili).

Per non parlare delle follie progettuali che caratterizzano sia i TAF (la perla, una scala a mezza chiocciola con gradini da pochi cm di larghezza) che i TSR (sedili posti uno di fronte all’altro lungo un corridoio di passaggio, così la gente deve continuamente ritrarsi per lasciar passare il fiume di viaggiatori alla disperata ricerca di un posto).

Insomma, l’impressione mi pare la seguente: ancora una volta Trenitalia ha speso soldi in qualcosa che non solo è costoso, ma oltretutto inadeguato alle reali esigenze dei pendolari. La cosa che mi fa più rabbia è che gli errori fatti con queste scelte sono così madornali che mi domando se i dirigenti di questa “grande” azienda sappiano minimamente su che cosa prendano decisioni. Incompetenza o logiche aziendali perverse alla base di tutto ciò? Temo che non lo sapremo mai…

Chiudo con qualche battuta: mi fa davvero molto ridere (o arrabbiare, a seconda del momento), sentirmi dire dagli addetti di trenitalia che il servizio è migliorato: ma dove, in che cosa? Solo perchè i treni passano (quando passano, visto il numero di soppressioni GIORNALIERE, che affliggono le tratte suburbane) e portano a destinazione (quando ti ci portano, a volte capita anche che un treno diretto a Pioltello finisca la sua corsa a Porta Garibaldi)?

Sarebbe bello avere a disposizione qualche strumento per opporsi a tutto questo, purtroppo siamo noi che paghiamo, ma ci tocca subire. Tutto questo mi fa una rabbia….

Comunque, ancora una volta, grazie a Trenitalia, che ha certamente migliorato la qualità della mia vita.

P.S.: qualcuno di voi sa che fine ha fatto la colomba bianca della pubblicità? Io credo di saperlo, l’ho trovata un giorno spappolata sul pavimento di un TSR….

P.P.S.: le informazioni che ho trovato le potete reperire anche voi da qui e qui.

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Web Fake

giovedì 28 febbraio 2008

Internet è certamente una fonte di informazioni incredibilmente vasta. Abbiamo un intero universo di notizie e conoscenza a portata di un click e questo credo sia un aspetto notevolissimo di questo mezzo.

Emerge però sempre più il problema delle fonti: quante volte capita di imbattersi in notizie false, veicolate attraverso email (ad esempio le sempre più numerose catene), blog (anche il mio) e organi di stampa (cito ad esempio il recente caso dello spogliarello della hostess su un volo di linea, un bel post che ne parla è sul blog di Paolo Attivissimo).

Qualche tempo fa ho pubblicato su queste “pagine” virtuali una poesia, erroneamente attribuita a Pablo Neruda, come spiegato in questo articolo (per queste segnalazioni grazie a Franco e maremmano).

Questo episodio è la dimostrazione (sulla mia pelle) di quanto possa diventare facile cadere in queste bufale al giorno d’oggi e mi sprona certamente ad avere un’attenzione maggiore in futuro (per quel che mi sarà possibile).

Un interessante editoriale…

lunedì 14 gennaio 2008

… di Eugenia Roccella su Avvenire (uscito nel mese scorso)

Tra l’embrione e mia figlia solo una piccola differenza
Mentre nel mondo la scoperta delle nuove cellule staminali ‘pluripotenti indotte’, ottenute senza distruggere embrioni umani, sta rivoluzionando i laboratori di ricerca, in Italia si tenta disperatamente di minimizzare, e soprattutto si tace. Non si sentono più voci che inneggiano alla libertà della scienza e ai suoi meravigliosi progressi, o che magnificano le prospettive, sempre più vicine, di nuove terapie. Quanto fosse strumentale e forzata la contrapposizione tra laici illuminati e cattolici oscurantisti lo si vede adesso, nel confronto con gli altri Paesi. Da noi, silenzio infastidito, amarezza a stento trattenuta. Altrove, sincera gioia per il traguardo raggiunto e nessun imbarazzo nel cambiare idea.
Il New York Times, che ha sempre fieramente sostenuto la ricerca sugli embrioni, pubblica una lunga intervista a Shinya Yamanaka , lo scienziato giapponese che ha scoperto il modo per far regredire le cellule somatiche adulte allo stato embrionale. La scelta fatta da Yamanaka non è stata casuale, e nemmeno dettata da ragioni puramente scientifiche: è stata una scelta etica, o, più semplicemente, umana. È bastato uno sguardo, racconta il New York Times, per cambiare una carriera. Lo scienziato è stato invitato da un amico a visitare una clinica per la procreazione assistita; osservando al microscopio un embrione , Yamanaka ha realizzato che «c’era solo una piccola differenza» tra l’embrione e sua figlia. Da quel momento, ha pensato che non si potevano usare con tanta disinvoltura gli embrioni in laboratorio: «Dev’esserci un altro modo», si è detto. L’ha cercato, e l’ha trovato.
Anche il settimanale americano Time
non ha dubbi: è il metodo inventato dal giapponese che, nella classifica delle dieci migliori scoperte pubblicata ogni anno dalla rivista americana, merita di figurare al primo posto. Intanto, i grandi centri che finora hanno drenato flussi di denaro immensi per la ricerca sugli embrioni, subiscono gli scossoni del terremoto scientifico. Nel 2004 la rivista Darwin, diretta da Gilberto Corbellini e sponsorizzata dalla Fondazione Veronesi, parlava con ammirazione del ricercatore coreano Hwang, che sosteneva di aver ottenuto staminali embrionali umane con il metodo della clonazione (in seguito si è scoperto che si trattava di una truffa in perfetto stile Totò). Il titolo del pezzo era significativo: «Il ruggito di Seul». Nello stesso numero si esaltava la creazione, a Singapore, di Biopolis, un enorme campus destinato ad attrarre capitali internazionali da investire nella ricerca biotecnologica. Solo un anno fa, il Corriere della Sera ospitava un intervento dell’esperto Robert Paarlberg in cui si invitava l’Europa a «seguire l’esempio di Singapore e della Corea del Sud», ritenute la punta di diamante della ricerca internazionale. Oggi, però, gli scienziati abbandonano tristemente Singapore. Se ne vanno alla spicciolata – l’ha appena fatto anche Alan Colman, che insieme a Ian Wilmut clonò la famosa pecora Dolly – lasciandosi alle spalle quello che doveva essere il paradiso della libertà di ricerca. Invece – è ancora notizia di ieri – un gruppo italiano conquista la copertina della rivista scientifica internazionale Cell Stem Cell con uno studio assai promettente sulla cura della distrofia muscolare grazie alle staminali adulte.
Impressionante, no? Eppure chissà se tutto questo basterà per convincere i governi europei a fermarsi a riflettere, e a sospendere la distruzione seriale degli embrioni nei laboratori. Chissà se basterà a convincere qualche scienziato a guardare nel microscopio, e a stupirsi di quanto un minuscolo embrione possa essere simile a suo figlio.

Senza parole (perchè non servono, bastano i numeri)

giovedì 4 ottobre 2007

Ho letto oggi questa notizia:

Sanità per i bambini poveri Veto di Bush sulla legge

Sono rimasto colpito, ho quindi deciso di fare un raffronto tra quanto speso per la guerra in Iraq e quanto speso per il programma di cui si parla nella notizia fino a questo momento.
Ebbene, i risultati della mia breve ricerca sono i seguenti.

Il programma sanitario statunitense è in vigore da 5 anni, per uno stanziamento di fondi pari a 25 miliardi dollari.
Per quanto riguarda il costo della guerra in Iraq (vedi qui), si stima che esso ammonti a 177 milioni di dollari. Al giorno. Pertanto, rapportando il costo allo stesso periodo di 5 anni, il totale è presto fatto:

177 milioni * 365 giorni * 5 anni = 323,025 miliardi di dollari

Pertanto, i fondi per la guerra in Iraq risultano essere di quasi 13 volte superiori rispetto a quelli per il programma sanitario. Evidentemente, intervenire è meglio che curare!

Serve un tagliando alla 194

giovedì 30 agosto 2007

Riporto il link ad un interessante editoriale di avvenire:

Serve un tagliando alla 194

Mitici Simpson

lunedì 25 giugno 2007

Vi riporto questa notizia:

Homer Simpson predicatore per la Chiesa Anglicana
Homer Simpson diventa predicatore e affiancherà Gesù nell’educare i ragazzi della Chiesa anglicana. Lo rende noto il quotidiano inglese Telegraph spiegando che la settimana prossima i catechisti delle diocesi inglesi riceveranno un libro intitolato ‘Mixing it up with The Simpson’, in cui i temi della fede cristiana verranno affrontati attraverso episodi del cartone animato.

L’attesa della seconda venuta di Cristo verrà spiegata ai ragazzi attraverso l’impazienza di Bart di vedere Krusty il Clown, mentre l’amicizia tra i compagni di sbronze Homer e Barney sarà l’esempio per far capire l’importanza di costruire relazioni forti. Il volume suggerisce anche attività per i giovani fedeli: una tra queste, è quella di porre davanti a loro un piatto di ciambelle con la scritta ‘non toccare’ per provare la loro resistenza alle tentazioni.

L’iniziativa ha già avuto risposte negli ambienti ecclesiastici: il vescovo di Oxford John Pritchard ha dichiarato che “dando agli educatori risorse che riflettono la cultura popolare, li aiuteremo a diventare narratori per una nuova generazione”

Sono un grande estimatore di questa serie, che ritengo non solo molto divertente, ma anche istruttiva. Sono molte infatti le tematiche affrontate nei tanti episodi fin qui realizzati, che, partendo da una visione a volte stereotipata ed iperbolica della società americana, riescono a porre l’accento sui nostri usi, costumi e valori.

Facciamoci una bella risata, è meglio!

martedì 9 gennaio 2007

Kate Moss alle prese con le rughe – Corriere.it

Anche la top model pensa di ricorrere alle cure estetiche: nel mirino le “zampe di galllina”. Glielo impone la sua agenzia

Non so che dire, non è tanto il fatto che venga riportata la notizia a farmi ridere (se ne vedono anche di peggio), ma dove l’hanno messo, nella sezione “Cronache”, dove oggi troviamo altre notizie “simili” quali la strage di erba, le ispezioni dei Nas negli ospedali,…

Forse sono diventati matti!

martedì 9 gennaio 2007

Ho letto questa notizia e sono rimasto sconcertato:

Gli Stati Uniti vogliono costruire una nuova testata nucleare – Repubblica.it
Il progetto è stato avviato tre anni fa, ma finora si è trattato solo di studi
La necessità di testare la nuova bomba e gli alti costi frenano il governo Usa

Gli Stati Uniti annunceranno la prossima settimana un piano per dotare il Paese di una nuova testata nucleare, a distanza di vent’anni dalla costruzione delle precedenti armi atomiche in dotazione del Paese. La notizia è stata anticipata dall’edizione online del New York Times. Secondo il giornale, la settimana prossima il Consiglio per gli armamenti nucleari annuncerà un piano per adottare un nuovo tipo di testata che sia più affidabile, meno suscettibile di esplosione accidentale e più sicura da furti di terroristi.

Senza fare commenti sulla notevolissima cifra che verrebbe investita in un progetto iinutile, voglio fare un’osservazione semplice e forse qualunquistica: se il problema di un’arma atomica è quello dell’esplosione accidentale o del furto, la soluzione più sicura forse è non costruirle affatto!
Però in fondo io sono solo una persona ignorante, che non capisce le grandi questioni di stato…