Archive for the ‘Riflessioni’ Category

Ormai non mi stupisce più…

martedì 26 agosto 2008

..la tendenza delle fonti di informazione, come giornali e telegiornali, di dare risalto in un determinato periodo a notizie di un certo tipo. In questi giorni, ad esempio, dopo la tragedia in Spagna, sembrano moltiplicarsi i casi di incidenti aerei. Lo stessa dicasi per gli incidenti stradali.

E’ noto, in effetti, che la scelta delle notizie da parte dei media sia legata molto al sentire comune e alla contingenza degli eventi: pensate ad esempio agli attacchi dei cani verso le persone, ci sono periodi in cui sembrano esserci delle vere epidemie di aggressività, non passa giorno senza che vengano segnalati nuovi casi. Dopo qualche tempo l’attenzione va scemando, e così anche il numero delle notizie diminuisce. In alcuni casi (e questo ne è un esempio) si tratta di fenomeni ciclici, che ritornano di quando in quando ad affermarsi sulle prime pagine.

Comprendo perfettamente il bisogno di “scelta” che gli organi di informazione hanno: è così facile oggi venire a conoscenza dei tantissimi eventi che accadono nel mondo, che diventa complesso selezionare le notizie che più possono attrarre il proprio pubblico.

Quello che però non condivido è l’allarmismo e spesso le false credenze che questo tipo di approccio provoca, che magari non trova riscontri nella realtà. Una conferma, se vogliamo, dell’importanza sempre più grande di imparare a filtrare e mediare ciò che il mondo dell’informazione ci pone dinnanzi.

Oggi è il mio compleanno e…

martedì 19 agosto 2008

…è il primo da sposato!

Eh già, poco meno di un mese fa (il 20 luglio, per la precisione) mi sono sposato con Paola. Un passo sognato da tanto, per arrivare al quale il cammino è stato lungo, ma anche bellissimo. Quindi, che dire, penso proprio che il più bel regalo di compleanno della mia vita, quello con il quale quest’anno voglio farmi gli auguri, è proprio questo: il dono di una donna speciale, con la quale trascorrere il resto della mia vita. Certamente sarà un’avventura anche difficile, in tanti momenti, ma che vale la pena vivere. Ogni giorno.

Web Fake

giovedì 28 febbraio 2008

Internet è certamente una fonte di informazioni incredibilmente vasta. Abbiamo un intero universo di notizie e conoscenza a portata di un click e questo credo sia un aspetto notevolissimo di questo mezzo.

Emerge però sempre più il problema delle fonti: quante volte capita di imbattersi in notizie false, veicolate attraverso email (ad esempio le sempre più numerose catene), blog (anche il mio) e organi di stampa (cito ad esempio il recente caso dello spogliarello della hostess su un volo di linea, un bel post che ne parla è sul blog di Paolo Attivissimo).

Qualche tempo fa ho pubblicato su queste “pagine” virtuali una poesia, erroneamente attribuita a Pablo Neruda, come spiegato in questo articolo (per queste segnalazioni grazie a Franco e maremmano).

Questo episodio è la dimostrazione (sulla mia pelle) di quanto possa diventare facile cadere in queste bufale al giorno d’oggi e mi sprona certamente ad avere un’attenzione maggiore in futuro (per quel che mi sarà possibile).

L’indispensabilmente inutile

lunedì 2 luglio 2007

Ho letto questo interessante commento di Massimo Mantellini:

iPhone, lo shopping globale.

Mi è piaciuto molto l’accostamento fatto tra il fenomeno iPhone è l’idea del “culto”, una vera e propria adorazione di un feticcio, un oggetto che sembra portare dentro di sè promesse che vanno al di là della mera teconologia, arrivando ad investire aspetti profondi della propria, quasi che un nuovo telefono potesse davvero renderci migliori, più completi.
Mi viene in mente a questo proposito ciò che diceva Marshall McLuhan, l’inventore dell’espressione “villaggio globale”, secondo il quale la tecnologia è identicabile come estensione dei nostri sensi. Ogni oggetto del quale ci circondiamo sarebbe quindi una nostra “estensione”.

Quello che mi domando è dove ci porti questo bisogno quasi morboso di estendere il proprio essere con gli ultime trovate che le aziende sfornano (sia essa l’ultimo telefono in grado di sfornare briosche e caffè caldo o un cappotto D&G con superficie totale pari a quella di un bikini). A volte mi pare che l’uomo occidentale preferisca estendersi sempre di più (riprendendo l’espressione di McLuhan) perchè in questo modo riusciamo ad allontanarci da noi stessi, dalla fatica che comporta il fare i conti con il proprio io, la propria personalità, i propri difetti. Allora ci circondiamo di ogni genere di bene indispensabilmente inutile, basta che sia in grado di colmare almeno per la prossima settimana il nostro bisogno di distrarci da noi stessi.

A mali estremi…

giovedì 21 giugno 2007

…estremi rimedi, citava un vecchio adagio.
Mi ritrovo in questi ultimi tempi a pensare che sia assolutamente vero. In passato ho vissuto una situazione abbastanza difficile, durante la quale, per lungo tempo, il mio atteggiamento è stato prima quello di un costante “standby”, in attesa che qualcosa accadesse per risolvere i miei problemi. Da quell’esperienza ho imparato che non possiamo attendere, se vogliamo avere ragionevoli speranze che qualcosa si realizzi, è necessario giocarsi in prima persona.

Questo a volte significa dover prendere delle decisioni o delle posizioni che sappiamo essere dure nei confronti di qualcuno, anche nei confronti di noi stessi, perchè ci costringono ad agire contro quelle che sarebbero le nostre naturali inclinazioni.
Ciò nonostante, è importante avere il coraggio e l’intelligenza di saper seguire queste “strade accidentate”. Perchè, in tutta onestà, ci sono situazioni che non si possono risolvere se non attraverso un terremoto, una scossa decisa che turbi l’equilibrio che sentiamo attorno a noi.

La consueta mediocrità

martedì 20 febbraio 2007

Sono un pendolare ormai da molti anni (di sicuro sono almeno 10): negli ultimi tempi la situazione delle ferrovie dello stato mi è stata di spunto per questa riflessione.
Sui treni che sono solito utilizzare nei miei viaggi verso Milano è ormai fatto assolutamente normale quello di arrivare a destinazione con 10 minuti di ritardo. Questo nel 90% delle occasioni (il restante 10% è suddiviso equamente tra ritardi inferiori e superiori ai fatidici 10 minuti). Questa situazione è ormai radicata, al punto che, se il treno accumula “solo” 10 minuti di ritardo, noi pendolari lo consideriamo praticamente in orario. Riflettendo un pochino sulla situazione, cercando di rompere un pò lo schema di abitudinarietà cui le nostre menti corrono sempre il rischio di conformarsi, sono giunto alla conclusione che siamo di fronte ad un esempio lampante del tema di questo post: l’abitudine alla mediocrità, in questo caso degli altri (nella persona “giuridica” di Trenitalia).
Ebbene, c’è una mediocrità ancor più temibile, la nostra. Penso che abituarsi alla mediocrità nella nostra vita, nel nostro modo di essere, nel nostro modo di sognare, sia uno dei pericoli più grossi che corriamo, perchè siamo portati ad “abbassare sempre di più il tiro” della nostra esistenza, adeguandoci alle nostre debolezze e ai nostri limiti. Al punto che non ci rendiamo più nemmeno conto di averne (così come non ci si accorge più dei 10 minuti di ritardo). E il momento in cui non ci accorgiamo più dei nostri limiti è anche il momento in cui perdiamo la cognizione di ciò che siamo realmente, abbiamo smesso di crescere. E se non c’è crescita, non c’è nemmeno vita.

Passato, presente e futuro

mercoledì 24 gennaio 2007

Domenica, durante la catechesi nel mio oratorio, abbiamo parlato di come il passato, il presente e il futuro influiscano e si intreccino nella nosta vita. Ad esempio, in che modo il passato ci aiuta a vivere il presente e il futuro?
Ho fatto questa osservazione (all’incirca).

Io credo che la nostra vita sia caratterizzata da una serie di situazioni di equilibrio più o meno instabile. All’improvviso questo equilibrio può venire rotto, il nostro mondo sconquassato. Ci troviamo allora di fronte all’esigenza di ritrovare un nuovo punto di equilibrio, necessariamente diverso da quello iniziale, e quindi lottiamo (nel presente) per raggiungerlo, avvalendoci di ciò che conosciamo (il nostro passato). Una volta superato il momento di smarrimento, una volta vinta questa sorta di battaglia, l’esperienza che abbiamo consolidato in noi entra a far parte del nostro passato e in virtù della nuova consapevolezza della vita che abbiamo acquisito (frutto dell’interiorizzazione di cui hon appena fatto cenno), anche il nostro modo di vedere il futuro cambia inevitabilmente, e possiamo quindi incominciare ad adoperarci per costruirlo.

Fino al prossimo monsone, come diceva Jovanotti in una sua canzone (con significato un pò diverso, però): che porterà nuovi cambiamenti. Penso che sia grazie a questo processo continuo che viviamo e cresciamo e così passato, presente e futuro si intrecciano nella nostra esistenza.

Probabilmente ho scritto cose ovvie, ancor più probabilmente poco condivisibili da chi più avvezzo di me alla filosofia. Ma di sicuro è ciò che penso e scriverlo mi aiuta a chiarire a me stesso queste “ovvietà”. E spesso sono proprio le ovvietà le cose che trascuriamo di più e che poi, all’improvviso, ci accorgiamo di non conoscere più.

Rassegnarsi

mercoledì 13 dicembre 2006

Vi segnalo questo link al “Mattutino” di Ravasi del 2 dicembre scorso, mi è piaciuto molto.
Rassegnarsi
In effetti, mi ha portato a ripensare alla mia esperienza di vita in un ambito, quello dell’impegno educativo in oratorio, in cui spesso si è portati ad un pò di sconforto, di fronte a risultati che non arrivano o giungono in misura molto limitata.
Eppure non bisogna arrendersi, per non contribuire con la propria rinuncia a concretizzare sempre più quella fissità di pensieri e azioni che alla lunga paralizza i cuori e toglie anche la più piccola speranza che un cambiamento sia possible, pur con tutte le difficoltà del caso.
E’ certamente molto difficile vivere questa costanza, non lo metto in dubbio. Un atteggiamento che forse può aiutare in questo senso è quello della positività. Cercare cioè di individuare tutti quei segnali positivi e incoraggianti che sono sempre presenti attorno a noi, ma che a volte non riusciamo a cogliere, occupati come siamo a preoccuparci per tutto ciò che non va come dovrebbe.